CONSUMI E POLITICHE SULL'ALCOL NEI PAESI UE

data di pubblicazione:

11 Dicembre 2019

Sul sito di Ars, Alice Berti riassume i principali risultati del report di OMS sui consumi di alcol, i danni e lo stato di attuazione delle politiche di prevenzione attuate nei Paesi dell’Unione europea, più Norvegia e Svizzera (EU+), dal 2010 al 2016. I dati principali provengono dall’indagine WHO Global Survey on Alcohol and Health (la più recente effettuata nel 2016). “Per la popolazione generale (15 anni e più) il consumo medio di alcol pro capite (APC) nel 2016 era pari a 11,3 litri di alcol puro (9,9 litri di alcol registrati e 1,4 litri non registrati1), equivalente ad una media di oltre 170 grammi di alcol a settimana. Per gli uomini l’APC sale a 18,3 litri di alcol puro, mentre per le donne si arriva a 4,7 litri. Le differenze di genere, così come la prevalenza di bevitori, risultano avere un peso maggiore nelle persone con più di 65 anni di età e nei paesi del Mediterraneo e dell’Europa orientale (…) In generale, il consumo di alcol è risultato in diminuzione nei paesi del Nord e del Sud Europa e in aumento per quelli centrali ad eccezione del Portogallo. Per quanto riguarda l’Italia, sempre secondo quanto stimato dall’OMS, l’andamento dei consumi in litri di alcol procapite, negli ultimi 6 anni appare stabile (…) L’andamento del consumo eccessivo di alcolici (HED), equivalente ad un consumo di 60 grammi o più di alcol in un’unica occasione negli ultimi 30 giorni (definito anche binge drinking), è simile a quello osservato per i consumi pro capite: dal 2000 al 2016 la prevalenza media di HED diminuisce dal 34,1% al 30,4%. (…) Osservando l’andamento dei comportamenti eccedentari in Italia, secondo quanto riportato dalla sorveglianza nazionale PASSI, negli ultimi anni anche nel nostro paese il quadro appare invariato. Le proporzioni di soggetti che riferiscono un consumo di alcolici fuori pasto e di binge drinkers (espresse per quadriennio), risultano rispettivamente pari all’8% e all’8,9% nel 2012-2015 e all’8,3% e 9,3% nel 2015-2018, senza variazioni nei periodi ricompresi.

(…) “Il numero assoluto di decessi attribuibili all’alcol nell’UE+ è diminuito del 3% tra il 2010 e il 2016 e il tasso di mortalità attribuibile all’alcol standardizzato per età è passato da 35,5/100.000 a 30,5/100.000. Il valore dei tassi standardizzati per la stessa causa nel nostro paese (nel 2016) è tra i più bassi rilevati nella regione europea, pari ad un range compreso tra i 15 e i 19 decessi per 100.000 abitanti. (…) La maggior parte dei decessi attribuibili all’alcol nell’UE+ è dovuta a malattie croniche. La principale causa di morte per alcol nel 2016 è stata il cancro (29%), seguito da cirrosi epatica (20%), malattie cardiovascolari (19%) e lesioni acute (18%). Come oramai noto, l’impatto sulla salute riconducibile al consumo di alcol è più alto per le fasce giovanili della popolazione. Il 19% di tutti i decessi nella fascia di età 15-19 anni è attribuibile all’alcol, fascia di età compresa tra 20 e 24 anni era del 23,3%”.

Nelle conclusioni, Berti enfatizza due elementi. In primo luogo, in Europa vi è una sostanziale stabilità dei livelli di consumo di alcol e degli stili di consumo alcoloci a rischi. L’altro elemento attiene al fatto che sono i giovani e le fasce di popolazione più vulnerabili a essere più esposte alle conseguenze negative dell’abuso di alcol. “Nonostante la generale diminuzione del peso delle conseguenze sanitarie dovute all’abuso di alcol in termini di mortalità, nella Regione europea i livelli di consumo e i modelli di comportamento a rischio (binge drinking) si mantengono costanti. Nel periodo compreso tra il 2010 ed il 2016 non si registrano infatti significative diminuzioni delle quantità di litri pro capite misurate, in particolar modo nella popolazione adulta. Ciò significa che i cambiamenti osservati sembrano essere dovuti principalmente al miglioramento generale della salute e dell’assistenza sanitaria per la popolazione europea, piuttosto che alla riduzione dei consumo dannoso di alcol. Anche se i tassi di mortalità risultano in diminuzione, gli effetti dannosi del consumo e della dipendenza da alcolici rappresentano ancora un consistente carico di malattia, in particolar modo nelle fasce giovanili della popolazione ed in quelle più vulnerabili dal punto di vista socio-economico. Le disuguaglianze socio-economiche sono associate all’uso e all’abuso di alcol (Marmot, 1997) e le conseguenze sanitarie derivanti non faranno altro che rafforzare queste disparità, indipendentemente dai consumi di alcol”.

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