NUOVO NUMERO DI MEDICINA DELLE DIPENDENZE SUGLI OPPIOIDI SINTETICI

E’ di Salvatore Giancane, medico tossicologo del Ser.T di Bologna e professore a contratto della Scuola di specializzazione in psichiatria l’editoriale del nuovo numero monografico di Medicina delle Dipendenze, dedicato agli oppiodi sintetici. Giancane è fra i massimi esperti italiani di oppiacei e cura il progetto Geoverdose, che traccia in tempo reale i decessi per overdose in Italia. Nell’editoriale Giancane accenna alle specificità che rendono così importanti in medicina i farmaci oppiodi, ma anche la loro intrinsece pericolosità, poiché “in nessun altro caso la doppia natura di farmaco e di potenziale sostanza d’abuso si rende così evidente“.

La dipendenza da oppiodi in Occidente inizia come una malattia iatrogena, il cui massimo sviluppo, già nell’Ottocento, e ora ai nostri giorni, riguarda gli USA. A metà dell’800 l’oppio era negli USA una sorta di panacea, usato per combattere le principali forme di dolore, anche nei bambini. Dalla fine degli anni ’90 del ‘900 il paese è investito da una gravissima ondata di decessi provocati da farmaci oppiodi, frutto incontrollato, in primo luogo, dell’eccessiva facilità con cui tali sostanze vengono prescritte. La nuova generazione di tossicodipedenti non proviene dalle minoranze nere e povere delle metropoli, ma è composta soprattutto da maschi bianchi di mezza età, e di ogni condizione sociale, delle periferie urbane in crisi. Sostiene Giancane: “Non ci sono più differenze negli USA fra tossicodipendenti e farmacodipendenti: i narcos hanno sfruttato abilmente le contraddizioni di questo sistema e oggi il mondo dei dipendenti da analgesici oppiodi ormai coincide in massima parte con quello dei dipendenti da eroina. Il dramma americano è il frutto di un concorso di cause, le cui responsabilità chiamano in ballo la prescrizione eccessiva da parte dei medici, il marketing aggressivo dei farmaci e il conseguente adattamento del narcotraffico: in Italia queste condizioni difficilmente si potranno replicare, ma questo non deve farci sentire al sicuro. L’abuso di analgesici oppiodi ha fatto molte vittime in alcuni paesi europei e ha cominicato a farne anche nel nostro, ma siamo ancora in tempo per promouvere e diffondere le buone pratiche che consentano di prevenire gli abusi e di utilizzare con sicurezza uno strumento terapeutico in molti casi irrinunciabile”.

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