IL CASO DEL FENTANYL: LE IPOTESI SULLE CAUSE DELL'EPIDEMIA NEGLI USA

data di pubblicazione:

19 Marzo 2019

Come e per quali motivi negli USA si è verificata, ed è tuttora in corso, una vera e propria epidemia legata agli oppiodi sintetici e, prima di tutto, al celebre fentanyl? Per rispondere a questa difficile domanda, Roberto Gatti, medico psichiatra e responsabile del Dipartimento Dipendenze Patologiche della ASL città di Milano, si sofferma su dati e analisi del CDC (Centers for Disease Control and Prevention). Gatti riporta e discute le principali ipotesi esplicative che sono state avanzate negli USA. Una prima ipotesi, piuttosto diffusa, spiega l’epidemia come il risultato di pratiche mediche improprie e inappropriate, in particolare l’eccesso di prescrizioni di farmaci oppiodi nelle terapie per il dolore. “Queste persone, una volta dipendenti dai farmaci oppiacei, si sarebbero, in fase successiva, rivolte al mercato dello spaccio ed ai siti in Rete per continuarne l’uso, approvvigionandosi di eroina e/o di altri oppiacei sintetici ad alta potenza, di provenienza clandestina. La difficoltà di dosare sostanze molto potenti, l’abitudine tipica dei tossicodipendenti di mischiare più sostanze, talvolta sinergiche negli effetti deleteri e la presenza sul mercato di droghe “classiche” (eroina ma anche cocaina) “tagliate” con oppiacei sintetici, di diverso tipo e potenza, avrebbe fatto il resto”. Tuttavia, ciò non spiega in modo adeguato perché, secondo dati del CDC, si sarebbe verificato, nell’ordine: 1) aumento, dal 1999, delle morti per overdose per farmaci oppiodi; 2) aumento, dal 2003, delle morti per overdose da eroina; 3) aumento, dal 2013, delle morti per overdose per farmaci oppiodi sintetici.

Per Gatti, “È possibile pensare che la maggior cautela prescrittiva, arrivata, ma troppo tardi, abbia provocato la scelta, di parte di pazienti, ormai diventati dipendenti da oppiacei, di rivolgersi al mercato clandestino, delle droghe e dei farmaci, con conseguente aumento del rischio di overdose? Anche questo, tuttavia, difficilmente può spiegare, da solo, l’alto e rapido incremento nei decessi da overdose da “Other Syntetic Opioids” descritto nella terza curva (Wave 3). Questo anche perché la dipendenza da farmaci oppiacei negli USA è stata storicamente legata ad una formulazione di Ossicodone a rilascio prolungato che, introdotto sul mercato dal 1995, veniva prescritto largamente, anche dai medici di famiglia, per il dolore non oncologico. Nel 2004 era già diventato il farmaco più abusato negli Stati Uniti, da parte delle persone a cui veniva originariamente prescritto, ma anche da persone che ne iniziavano l’uso anche in modo improprio, ottenendolo da altri (diversion)[2]. Il tentativo di realizzare una preparazione in grado almeno di impedire la rottura della compressa per utilizzarne impropriamente il principio attivo darà, successivamente, risultati dubbi. Questo ci dice, però, che la dipendenza diffusa da farmaci oppiacei negli USA era già ben presente sul territorio molto prima del più recente picco di overdose (Wave 3), collegabile principalmente alla presenza sul mercato clandestino di oppioidi sintetici ad alta potenza di preparazione illecita con particolare riferimento al Fentanil ed ai suoi derivati[3]“.

Queste considerazioni portano Gatti a discutere un’altra ipotesi, che assegna un ruolo chiave alle ciniche strategie di mercato delle reti criminali. Dato il bassissimo costo degli analoghi del Fentalyn prodotti in Cina, e la sua altissima “resa” commerciale, le reti criminali avrebbero pesantemente “investito” nello spaccio di sostanze alterate da Fentanyl. “La variabilità della potenza dei preparati in distribuzione, visto che diversi sono i derivati in circolazione, con diversa potenza intrinseca e diversa concentrazione nelle preparazioni, sarebbe, quindi, la vera origine della epidemia di overdose”. Tuttavia Gatti, commentando questa ipotesi, si chiede giustamente per quale motivo la criminalità avrebbe così tanto investito in sostanze dalla mortalità così elevata, e scrive. “Chi vende droghe, normalmente, non ha alcun interesse di perdere clienti perché muoiono o, meglio, questo è sempre stato vero in mercati “tradizionali”. Come ha dichiarato Paul Knierim della DEA, “un chilogrammo di Fentanil acquistato in Cina a $ 3.000 – $ 5.000 può generare fino a $ 1,5 milioni di entrate sul mercato illecito”. Vero, ma perché non utilizzare, con analogo profitto, prodotti sintetici a più bassa potenza e a minor rischio di overdose? C’è qualcosa in grado, ormai, di condizionare anche le scelte delle organizzazioni criminali, rispetto ai prodotti che mettono sul mercato? Visto dall’esterno il tutto sembrerebbe un perverso gioco di squadra: prima è stata creata una generazione di persone dipendenti da farmaci oppiacei, poi le si è messe in mano della criminalità organizzata che ha operato le scelte necessarie per operare una strage, per uccidere più americani di quanti ne muoiano in anni di guerra”.

L’ultima ipotesi avanzata da Gatti riguarda possibili strategie geo-politiche: è possibile che la Cina abbia volutamente “influenzato” o stretto accordi con le mafie americane? Come interpretare la recente decisione cinese, assunta su pressione di Trump, di una stretta alla produzione di Fentanyl e dell’aumento delle pene per la sua produzione e distribuzione illegale?

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