WEB E DROGHE: OLTRE GLI STEREOTIPI

Susanna Ronconi fornisce un breve ed efficace resoconto della summer school di Forum Droghe, tenutasi nei giorni scorsi a Firenze. Durante l’edizione 2018 della summer school gli interventi hanno messo al centro le trasformazioni provocate dal web nel mercato delle droghe, nei consumi e negli interventi di prevenzione e riduzione del danno. Scrive Ronconi: “Non è adeguata una lettura degli acquisti sul darknet (il web non in chiaro) improntata al mero allarme: l’accesso implica alcune competenze di navigazione, ed è almeno parzialmente selettivo; è vero che è un mercato in crescita, ma le cifre miliardarie che circolano sui media sono sovrastimate e non vi è prova alcuna che la macro criminalità abbia fatto qui il suo ingresso, anzi, sono presenti molti venditori minori. In ottica di RdD, le esperienze di chi acquista on line e la letteratura internazionale testimoniano di una – relativa – sicurezza del darknet rispetto allo spaccio di strada: no violenza, più qualità in relazione ai prezzi, informazione, e sistemi di feedback che in qualche modo “controllano” i venditori. Siamo sempre in un mercato illegale, il web non sostituisce politiche di regolazione legale, ma tenere bassi i rischi ha una sua rilevanza. La gran parte dei cryptomarket, poi, includono forum di scambio tra pari e vere e proprie sezioni di consigli di RdD, raggiungendo una vasta popolazione altrimenti disinformata. Una frontiera interessante è quella portata da Doctor X (Fernando Caudevilla), medico, on line counsellor da milioni di contatti, e quella di Energy Control, che consente di effettuare il drug checking delle sostanze acquistate on line, fornendo informazioni cruciali per un consumo consapevole. Ma il web è ormai strategico nel campo degli interventi professionali e del supporto tra pari: da outreach e netreach, dalla strada al web, una RdD virtuale e molto efficace. Programmi di automonitoraggio per un consumo consapevole, on line counselling, chat con operatori, forum tra pari, comunicazione via whatsapp o instagram stanno integrando più tradizionali modalità di intervento: non si tratta – come molte esperienze italiane già dimostrano – di “nicchie” per pochi giovanissimi, ma di modalità trasversali a popolazioni e ambiti diversi”.

LINK ALL’ARTICOLO

Questa voce è stata pubblicata in DIPENDENZA DA SOSTANZE PSICOATTIVE, NORMATIVA, NUOVE DIPENDENZE, POLITICHE SANITARIE. Contrassegna il permalink.