CAPIRE LA NARCOGUERRA MESSICANA: UNA CRONACA DI FABRIZIO LORUSSO

indexPer chi non si è assuefatto alla guerra al narcotraffico e intende capire i motivi e le dinamiche di un conflitto che in 11 anni ha provocato più di 200.000 morti, le cronache di Francesco Lorusso, giornalista e scrittore da anni residente in Messico, sono un prezioso strumento di informazione. In un articolo pubblicato nei giorni scorsi sul quotidiano Il Manifesto, Lorusso riporta un bilancio del 2017, che sul fronte della lotta al narcotraffico si è rivelato l’anno con il più alto numero di omicidi: più di 26.000. Sotto accusa finisce, anche, la strategia perseguita in questi anni dal governo messicano che non è riuscito a frenare la corruzione regnante nelle stesse forze incaricate di combattere i narcos. “Il 2017 del Messico si chiude come il peggiore degli ultimi vent’anni. Secondo il ministero degli Interni da gennaio a novembre le vittime di omicidio doloso sono state 26.573. Ottobre ha battuto il record con 2.764 omicidi, ma la media s’è mantenuta oltre i 2.000 al mese per tutto l’anno, che si chiuderà con oltre 28.000 morti. Quattro stati su trentadue, cioè Baja California, Guerrero, Estado de México e Veracruz, concentrano il 30% dei casi, ma nessuna regione può ritenersi immune da una violenza ormai strutturale (…) E’ difficile stabilire con esattezza quanti di questi delitti d’alto impatto siano realmente attribuibili al conflitto interno e quanti siano, invece, legati ad altri fattori, ma secondo gli stessi funzionari dei governi di Calderón e di Peña circa il 70% delle morti violente nel paese sarebbero imputabili alla criminalità organizzata o alle forze di polizia e militari dispiegate sul territorio. D’altronde fino al 2007, prima che la strategia della narcoguerra fosse pienamente implementata, i tassi d’omicidio erano ai minimi storici, intorno a 8 ogni 100.000 abitanti, comparabili per esempio con quelli statunitensi.

Secondo Mike Vigil, ex agente Dea (l’agenzia antidroga statunitense) ed esperto antimafia, le ragioni che spiegano l’impennata negli omicidi sono varie ma le principali sono «la frammentazione dei grandi cartelli in cellule più piccole e violente che lottano per il controllo delle zone di produzione delle coltivazioni illecite, ma anche la corruzione delle corporazioni di polizia»”.

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