“NON ESSERE CATTIVO”: UN FILM DURO MA NECESSARIO SULLE DROGHE

images.duckduckgo.comPresentato fuori concorso al festival del cinema di Venezia, è da alcune settimane nelle sale l’ultimo -e postumo- film di Claudio Caligari, “Non essere cattivo”. Caligari, autore di soli tre lungometraggi nell’arco di trent’anni e di alcuni documentari, ha eletto sempre le droghe, il sotto-proletariato urbano e la periferia romana come temi conduttori delle sue opere. Se “Amore tossico” è il ritratto duro e disperato dell’impatto dell’eroina nei giovani di borgata ad Ostia, “Non essere cattivo” mantiene l’ambientazione a Ostia, ma spostandola a metà anni ’90, analizzando le vicende incrociate di due amici fra consumi estremi e spaccio di cocaina e droghe sintetiche, micro-criminalità, AIDS e una difficile redenzione. Lo sguardo di Caligari, accostato da molti critici a Pasolini, indaga con realismo e senza filtri, senza buonismi la vita quotidiana dei giovani nelle periferie, nella fase di transizione fra il vecchio mondo delle droghe, esemplificato dall’uso iniettivo di eroina e quello nuovo, racchiuso dall’uso per via nasale di cocaina e dall’assunzione delle droghe sintetiche. Come scrive Silvana Silvestri in una recensione sul Manifesto, “Si sce­glie il ’95 come anno di pas­sag­gio, tra l’epoca dell’eroina e quella delle dro­ghe sin­te­ti­che e poi nuo­va­mente l’eroina, in una zona peri­fe­rica dove sem­bre­rebbe impos­si­bile non essere «cat­tivi», con quella dello spac­cio come forma orga­niz­zata e capil­lare di com­mer­cio clan­de­stino con tutte le sue rami­fi­ca­zioni. «È anche il fal­li­mento dell’ideologia del lavoro, spiega Fran­ce­sca Sera­fini (che con Gior­dano Meacci ha scritto la sce­neg­gia­tura): il lavoro era uno dei punti di par­tenza del film. In que­sto suo terzo film Accat­tone prova a lavo­rare, ma se fai il mano­vale in bor­gata i soldi non bastano per vivere, l’unico modo è essere cat­tivo. Cali­gari fa per­dere ai suoi per­so­naggi parte del can­dore rac­con­tato da Paso­lini».

Il TRAILER DEL FILM

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