RIFLESSIONI ETICHE SULL’INDUSTRIA DELL’AZZARDO NELLA PANDEMIA

Maurizio Fiasco, Presidente di ALEA (Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio), nell’editoriale del nuovo numero del bollettino di ALEA, propone una riflessione a 360 gradi sull’industria del gioco d’azzardo, provando ad articolare questioni di carattere generale (il ruolo contraddittorio dello Stato rispetto all’azzardo, le ambiguità normative) con evidenze e suggestioni che gli esperti hanno raccolto durante i mesi dela pandemia. In particolare, Fiasco esprime preoccupazione rispetto alle vulnerabilità e fragilità sociali che la pandemia ha solo reso più evidenti e più acute e su cui le “trappole” dell’industria dell’azzardo prosperano. Non è in gioco solo la questione delle regolazioni e delle limitazioni al gioco d’azzardo, ma il paradosso del ruolo esercitato dallo Stato, che da un lato ricava ingenti risorse finanziarie dalle concessioni, dall’altro spende direttamente e indirettamente somme enormi di denaro per curare gli effetti patologici del gioco. In questo senso, il gioco ripropone gli stessi paradossi e le stesse esternalità negative delle sostanze legali quali l’alcol e il tabacco. Scrive Fiasco, nelle conclusioni dell’articolo: “In conclusione sul punto della rinnovata “cooptazione”, nel “dopo pandemia” ci troveremo ancor più di fronte al rischio di un inserimento governato dei tratti di vulnerabilità personale e sociale nel processo di gestione economica da parte dell’industria dell’azzardo, che già peraltro insiste sullo Stato perché non contrasti la caduta delle utilità marginali nel settore delle “merci tossiche”, siano esse le sostanze che contengono valori additivi o che agevolino il condizionamento dell’apparato neurobiologico al netto di qualsiasi farmacocinetica. E’ così che l’industria moderna del gioco d’azzardo – in analogia con la commercializzazione di prodotti fisici con ricadute nocive per la persona, come tabacco, alcool, alimenti ipercalorici perché addizionati di zuccheri e di grassi – cercherà di far leva sul suo vantaggio competitivo ingiusto, tale che richiederebbe un intervento non solo delle autorità della salute, ma anche dello stesso antitrust: nella stagione della caduta generale della domanda di beni e di servizi e della prolungata stagnazione post COVID-19 (…) Insomma, le evidenze ricavate dall’immenso dolore universale che la pandemia ha causato, non vanno adesso bruciate, ma impiegate per la revisione obbligatoria della epistemologia delle dipendenze, e della dipendenza industriale in generale, per pervenire infine a conclusioni scientifiche e istituzionali possibili e diverse, per le seguenti finalità:• aggiornare inquadramento e approccio alle dipendenze patologiche, compresa quella sine substantia dell’alea;• selezionare le terapie davvero efficaci e rispettose per la persona;• varare regole amministrative, civili e penali, adeguate alla realtà dei rischi sociali, di salute e di legalità che si sono ancor più disvelati;• interrompere lo sperpero del pubblico denaro in iniziative bizzarre, diffuse qua e là per l’Italia che tematizzano il gioco d’azzardo e le attività di informazione prevenzione con toni, linguaggi, modelli, copioni autoreferenziali. E comunque fuori bersaglio;• riscattare qualche centinaia – tra accademici, clinici, opinion leader, operatori dei media che informano sulle dipendenze e in generale sulla salute mentale – dagli effetti dello “spergiuro” del giuramento di Ippocrate come dalle riedizioni, cento anni dopo il grido di Julien Benda (1927), di una perniciosa Trahison des clercs.”

LINK AL NUMERO3/2020 DI ALEA

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