AZZARDO E LOCKDOWN: UN’OCCASIONE PERSA?

Un articolo pubblicato sul sito di Reti solidali esamina la situazione del gioco d’azzardo alla luce dell’imminente ritorno alle attività, in larga parte vietate in seguito ai provvedimenti di contrasto alla diffusione del Coronavirus. Secondo gli esperti intervistati, il lockdown ha determinato alcuni cambiamenti negli stili di gioco, da uno spostamento verso giochi in piattaforme online al rafforzamento di comportamenti compulsivi per i giocatori patologici. “Il 30 marzo l’Agenzia delle dogane e dei monopoli aveva deciso di vietare la maggior parte dei giochi (eccetto i gratta e vinci) e delle scommesse nelle tabaccherie, perché provocavano piccoli assembramenti. Ma il 23 aprile una nuova determina ha nuovamente permesso, dal 27 aprile, i giochi precedentemente vietati, suscitando ampie  e preoccupate reazioni in tutto il mondo non profit impegnato nella lotta all’azzardo. Per fortuna, è stata poi nuovamente vietata la riaccensione delle slot machine e la raccolta di scommesse sportive, prevista per l’11 maggio.

«Il Lazio è la seconda regione in Italia dopo la Lombardia e prima della Campania per esposizione al gioco d’azzardo», ha affermato lo psicoterapeuta Roberto Calia del progetto Orthos, che è fra i promotori della campagna “Mettiamoci in gioco“. «Per le persone che già avevano intrapreso un percorso riabilitativo la quarantena è stato uno spartiacque, grazie al quale hanno ritrovato uno stile di vita più sano. Altre invece si sono spostate sul gioco online, che ad oggi riesce ad attrarre quasi la metà dei giocatori compulsivi. In alcuni casi la lontananza dalle macchinette ha esacerbato situazioni già gravi. Chi è dipendente dall’azzardo è convinto che la fortuna sia come una madre che premia la costanza del figlio e continua a rischiare i propri risparmi: non potendo perdere, si rilancia all’infinito. Persino quando si vince si continua imperterriti, cercando di cavalcare una fantomatica onda positiva, quando si potrebbe pagare qualche debito».

«Continuo a sperare in un lockdown del gioco d’azzardo», ha detto il responsabile scientifico del progetto SOS Azzardo Guglielmo Masci. «La notizia che queste aziende abbiano perso tra il 30 e il 40% degli introiti per via della quarantena non può che rallegrarci. Nel primo trimestre le slot e il Lotto ad esempio hanno bruciato il 50% delle entrate. È chiaro: senza l’offerta la domanda cala, a beneficio dei nostri assistiti,c he hanno potuto godere di un periodo di riflessione. Il nostro ragionamento resta sempre lo stesso: se le aziende vogliono salvare la filiera, convertano la produzione e tornino a fare business in un altro settore. Perché non utilizzare dei fondi europei per riqualificare i 150mila lavoratori del comparto? Non dimentichiamo che l’azzardo è un affare, non una strada più facile per diventare ricchi».

«Parlare di “ludopatie” è sbagliato: non è una malattia del gioco, ma causata dall’azzardo», così il sociologo Claudio Cippitelli della Cooperativa Sociale Parsec. «Non ci sono ancora dati certi su quanto e come abbia influito la serrata generale sui nostri pazienti. Sicuramente la versione online è stata appannaggio delle fasce di popolazione più giovani e più attrezzate. Non potendo uscire di casa, il controllo da parte dei familiari è stato maggiore e in molti casi ha disincentivato le scommesse. Quando tutto questo sarà finito, occorrerà effettuare un’indagine su come le persone abbiano vissuto questo periodo di distaccamento sociale e per capire se le piattaforme telematiche sono state un surrogato delle videolottey e se l’assenza dal gioco abbia spinto verso altre forme di dipendenza».

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