CANNABIS E DINTORNI Legalizzare o proibire?

Proponiamo una sintesi di un articolo pubblicato sulla rivista Animazione sociale sul tema cannabis.
Si tratta di un’intervista a Leopoldo Grosso a cura di Roberto Camarlinghi.

Legalizzare non è liberalizzare
Roberto Saviano nell’introduzione al libro scrive: “Parlare di legalizzazione delle droghe leggere non è semplice, perché legalizzare viene percepito come “fate pure uso di droghe, ora potete con la benedizione dello Stato”.
Ma legalizzare, aggiunge Saviano, non è promuovere il consumo.
La legalizzazione si pone come politica alternativa non solo al proibizionismo, ma anche alla liberalizzazione, intesa come delega del fenomeno al libero mercato.

La legalizzazione permette di minimizzare i rischi correlati al consumo.
Legalizzare offre la sicurezza del prodotto acquistato, di cui si conosce la potenza del principio attivo e la qualità.
Oggi il dato di maggior allarme è costituito dai ragazzi che utilizzano sostanze psicoattive “sconosciute”, di cui ignorano la composizione e gli effetti.
Un altro vantaggio è che la legalizzazione porta a separare il mercato della cannabis da quello illegale, limitando così il rischio che il consumatore incontri altre proposte da che spaccia al minuto.

Eliminare il divieto aumenta i consumatori?
E’ vero il contrario. La legalizzazione della cannabis tutela di più e meglio la salute dei cittadini e dell’intera comunità.

Il proibizionismo rassicura, ma poi dissuade?
In Italia è in vigore una legge proibizionista, che punisce l’uso di droghe leggere con sanzioni amministrative.
Se in qualche misura il divieto per legge e la sanzione possono svolgere una funzione dissuasiva, in particolare rispetto al consumo giovanile, è una questione su cui in Italia si è molto dibattuto.
I dati delle ricerche (Espad) ci dicono che il consumo di cannabis tra gli studenti (15-19) è pari al 25,8%, uno su quattro, altre ricerche stimano che i consumatori di cannabis oggi in Italia siano tra i 6 e gli 8 milioni.

Se non è il timore della sanzione a dissuadere, che cosa porta un consumatore a smettere
Il timore di un procedimento amministrativo, spesso si pone come un fattore motivazionale aggiuntivo.
Molti studi mostrano come siano i problemi di salute, le responsabilità familiari, le relazioni lavorative a costituire le ragioni primarie che inducono a interrompere il consumo.
L’efficacia della deterrenza legata alla sanzione risulta in complesso molto limitata, anche se per una minoranza agisce ed esiste.

“Chi semina cannabis raccoglie eroina”. Qualche anno fa il direttore del Dipartimento antidroga italiano ha espresso così questa teoria…
Questa teoria è stata smentita. Non vi è alcuna prova che il consumo di cannabis sia il primo passo verso il consumo di eroina o cocaina, se non un rapporto probabilistico che, non a caso, riguarda una frazione dei consumatori più precoci, abituali e problematici di cannabis.
La vulnerabilità alla droga obbedisce a una complessità che non va mai persa di vista, che intreccia gli aspetti biologici con quelli di ordine psicologico, personale, familiare e sociale.

C’è differenza se il consumo di cannabis è socio-ricreativo, di gruppo e compatibile con le normali attività di tutti i giorni e l’assunzione delle relative responsabilità.
Si. Nella maggioranza delle situazioni il consumo non si rileva problematico, e cesserà nel giro di qualche anno. Ciò non significa che non incombano rischi anche in queste situazioni: per la salute, per la sicurezza.
E’ utile che il ruolo genitoriale si eserciti con modalità intelligenti: del tipo: prendere le distanze dalla scelta di consumo; informare in maniera non allarmistica ma corretta sui rischi per la salute e la sicurezza e lo statuto di illiceità del consumo, mantenere un buon clima di comunicazione, in generale sul tema specifico, cercare di monitorare l’uso e l’intero stile di vita del ragazzo, non abdicando ad una funzione di controllo condotta con modalità rispettose e non invasive.

ANIMAZIONE SOCIALE
Rivista per operatori sociali
319 n.5 / 2018

CANNABIS E DINTORNI Legalizzare o proibire?
Intervista a Leopoldo Grosso a cura di Roberto Camarlinghi

La rivista è disponibile c/o Cesda per la consultazione

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