IL FALLIMENTO DELLA WAR ON DRUGS

Maria Stagnitta e Susanna Ronconi di Forum Droghe, di ritorno dalla 26ima Conferenza Internazionale sulla Riduzione del Danno, tenutasi a Porto,  riportano le loro considerazioni sui lavori. In sintesi, sostengono da una parte che gli interventi delle organizzazioni presenti hanno ribadito il carattere fallimentare delle attuali politiche antidroga di stampo proibizionista, e dall’altra che è necessario cambiarne la governance.  Altro aspetto sottolineato con forza è la necessità di implementare con forza i progetti e i servizi basati sulla riduzione del danno, che laddove presenti, raggiungono risultati importanti. Infine, secondo le due rappresentanti di Forum Droghe, è fondamentale includere maggiormente i consumatori nei progetti e nelle ricerche. “L’UNODC non può più esserne il regista. Perché è una agenzia di lotta al crimine, e perché sotto la sua guida continua da decenni il massacro della war on drugs. La regìa passi al Segretario generale oppure a un pool di agenzie ONU (UNAIDS, OMS, UNHCHR, per esempio) (…) Decriminalizzare e rispettare i diritti umani e insieme governare socialmente il fenomeno e i rischi che porta con sé con efficacia: è possibile, è realistico. L’esempio è rappresentato proprio dalla crisi del fentanyl: una molecola pericolosa, è vero, ma che si nutre di un sistema impreparato e della retorica proibizionista. Con una rinnovata  spinta dal basso – quella grazie a cui la RdD è nata e si è evoluta, del resto – si costruiscono modalità concrete di intervento: hanno preso parola, a Porto, decine e decine di esperienze, modelli e valutazioni su stanze del consumo, drug checking, distribuzione comunitaria del naloxone, accesso ai servizi, valorizzazione delle reti dei consumatori, che disegnano una strategia possibile e vincente. Ma che, al tempo stesso, non smettono di mettere  all’angolo la politica, perché è il contesto punitivo il primo “imprenditore della sofferenza”.

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