PIACERE E RISCHIO NELL’USO DI DROGHE

Anna Paola Lacatena, sociologa ed esperta di dipendenze, ha recentemente pubblicato per Carocci un testo sui nessi fra rischio e piacere nell’uso di sostanze, “Il rischio del piacere. Le sostanze psicotrope dall’uso alla patologia”. Il testo è attraversato da una riflessione sul complesso funzionamento del sistema delle gratificazioni: in quali modi funzionano le continue sollecitazioni offerte dal consumo di sostanze psicoattive? Sulla base delle esperienze dei consumatori, cosa determina il passaggio dalla ricerca del piacere alla dipendenza patologica, alla malattia?Scrive nell’introduzione l’autrice: “Conserva la sua mente tracce vive di quelle percezioni, le insegue, non ne è mai veramente pago, sebbene gradualmente non resta che il ricordo di quelle sensazioni non ancora condizionate dallo stabilirsi della patologia. Il tempo si ferma, il contesto è azzerato, esiste solo l’istante che vuole ritrovare il piacere già conosciuto. Il futuro è privo di senso. L’istante presente è ogni possibile e desiderabile futuro. Raggiungere l’Up significa cercare ancora quello stesso apice sempre più disperatamente, sempre più allontanandosi da ogni possibile moderazione. Non esiste la possibilità di un piacere maggiore, non esiste possibilità di relativizzare lo stesso pensando alla possibilità di qualcosa di più significativo (…) Il testo prova a far conoscere il meccanismo col quale le sostanze seducono il consumatore offrendo piacere immediato con conseguenze nel tempo sulla stessa relazione soggetto/oggetto del piacere/piacere attraverso l’esperienza e la voce dei consumatori, fuori da moralismi e facili giudizi.
Con lo stabilirsi della patologia, infatti, la ricerca del piacere da parte del dipendente patologico si fa sempre più ricerca di un tempo perduto di sartriana memoria che se pur riacceso non restituirà l’intensità vissuta. Ricorrere alle sostanze da dipendente significa solo mettersi nelle condizioni di vivere/sopportare il quotidiano senza le sensazioni forti che il consumo aveva garantito in precedenza. Assumere per non sentire dolore, in questo si trasforma il piacere.
Il testo si chiede se è possibile una strada differente, se la fisiologica ricerca del piacere possa essere padroneggiata, allargando lo spettro del godimento, guardando alla complessità del piacere, dilatando l’istante in un tempo più ampio.”.

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