TEST ANTIDROGA IN CARCERE: POSSIBILI SOLO RISPETTANDO I DIRITTI DEI DETENUTI

Grazia Zuffa commenta una vicenda avvenuta al carcere di Sollicciano, sulla quale una sentenza del Tribunale Civile di Roma ha dato ragione al Garante della privacy rispetto ai test antidroga effettuati alle detenute di Sollicciano a seguito di una overdose nell’Istituto fiorentino. La direzione del carcere decise infatti di sottoporre tutte le detenute presenti a test anti-droga, punendo poi con l’isolamento o con il trasferimento ad altri istituti penitenziari tutte le donne risultate positive al test. Ciò fu però eseguito trasgredendo alcune norme e ignorando gli avvertimenti del garante dei detenuti

“Tralasciando l’originale (e arrogante) tesi secondo cui i detenuti dovrebbero andare a leggersi le norme che li riguardano su internet (cui non hanno accesso); e lasciando da parte che nessuna delle norme citate dalla direzione, su internet o meno, autorizza ciò che è stato fatto, rimane la questione dell’emergenza per la droga. Ma perché si è preferito sottoporre le donne ai prelievi invece di procedere all’immediata perquisizione delle celle, per scongiurare il pericolo di eventuale altra sostanza pericolosa? Perché, con ogni evidenza, non si voleva tanto prevenire altre overdosi, quanto punire chi aveva consumato. Quanto all’attività socioriabilitativa invocata, siamo sicuri che punizioni irrogate calpestando i diritti delle persone servano a rieducare al rispetto della legge?“.

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