COLTIVAZIONE PER USO PERSONALE DI CANNABIS SECONDO LA CASSAZIONE

cannabis indoorLa Corte di Cassazione è intervenuta con una sentenza di assoluzione per un cittadino accusato per la coltivazione, nel proprio appartamento, di 6 piante di marijuana. A essere interessante non è tanto la pronuncia in sé della Cassazione, che in passato aveva più volte sostenuto una linea interpretativa opposta, ma le motivazioni addotte per l’assoluzione dell’imputato. Infatti, i giudici, analizzando la giurisprudenza prodotta sulla materia, hanno ritenuto che la condotta esaminata non fosse di tipo “offensivo” per come la definisce la legge, in quanto non potesse arrecare alcun danno alla salute pubblica, essendo la coltivazione destinata a evidente uso personale.

“Nel caso sottoposto al loro giudizio, la coltivazione delle piantine era certamente destinata al consumo personale, come dimostrava anche il fatto che il giudice di merito aveva ritenuto destinati all’uso personale circa tre grammi di marijuana rinvenuti nella stessa abitazione dell’imputato. La Corte procede quindi ad una scrupolosa rassegna della giurisprudenza in argomento, dando conto della soluzione più rigorosa, fondata sulla lettera della legge, che non annovera la “coltivazione” tra le condotte penalmente scriminate dal consumo personale. Ma – osserva la Corte – più convincente appare quella giurisprudenza che, superando l’interpretazione meramente letterale, fa leva sul concetto di “offensività”, che esclude la punibilità tutte le volte che la condotta dell’imputato, pur rientrando astrattamente nel tipo di reato previsto dalla legge, non arreca in concreto alcuna lesione al bene protetto dalla norma incriminatrice. Partendo da questa premessa, la Corte osserva che il bene tutelato dalla norma di legge che incrimina le condotte di “spaccio”, consiste nell’impedire che la disponibilità dello stupefacente comporti il concreto pericolo della sua diffusione e quindi un incremento del mercato della droga. Or dunque, una coltivazione di poche piantine di marijuana destinate al consumo personale, non è, per definizione, destinata ad incrementare il mercato, e perciò, non essendo idonea a ledere il bene protetto dalla norma incriminatrice, non è punibile”.

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