HIV: TORNA LA TESTING WEEK EUROPEA

LILA logoLila in campo con l’offerta di test rapidi e gratuiti in nove città.
La settimana di sensibilizzazione del test Hiv si svolge dal 17 al 24 novembre. Siamo alla quinta edizione e Lila scende in campo con test rapidi e gratuiti presso le sue sedi di Bari, Cagliari, Catania, Como, Milano, Lecce, Firenze, Torino e Trento.

La quinta edizione della “Testing Week”, la settimana di mobilitazione promossa da “HIV in Europe” è volta a promuovere l’accesso ai test per Hiv e Hcv (Epatite C) e la consapevolezza del proprio stato sierologico.

Slogan dell’edizione di quest’anno: “Test. Treat. Prevent”, Test-Terapie-Prevenzione: tre azioni fondamentali per contenere e sconfiggere queste infezioni. Tra gli obiettivi dell’iniziativa c’è dunque sicuramente quello di incoraggiare le persone ad accedere ai test ma anche quello di spingere istituzioni e servizi pubblici a migliorarne e incrementarne le opportunità di accesso.

Agevolare e promuovere l’accesso al test per l’Hiv sono azioni di salute pubblica fondamentali per sconfiggere l’Aids entro il 2030, obiettivo indicato come possibile e praticabile dall’Onu che ne fissa tappe e linee di intervento. La prima fase di questo percorso prevede che, entro il 2020, il 90% delle persone con HIV sia reso consapevole della propria condizione, che a questo stesso 90% sia assicurato l’accesso alle terapie antiretrovirali (Art) e che almeno il 90% delle persone in terapia possa raggiungere un livello di viremia non rilevabile: è il target Onu: “90-90-90”.

Troppe sono, infatti, le persone ancora inconsapevoli del proprio stato sierologico. Secondo “Hiv in Europe”, tra i due milioni e mezzo di persone con Hiv stimate in Europa, almeno una su tre (in Italia, secondo altre stime, una su 4) non è a conoscenza del proprio stato e metà delle diagnosi arriva con grande ritardo rispetto al momento in cui si è contratto il virus (late presenters), spesso quando si è già in fase di Aids conclamata e dunque quando l’organismo è già gravemente compromesso. Questo fenomeno, ha costi sociali e sanitari altissimi poiché ritarda l’accesso alle terapie Art, ne compromette l’efficacia e aumenta il rischio che il virus possa essere inconsapevolmente trasmesso ad altre persone.

Al contrario, accedere tempestivamente alle cure migliora salute e qualità della vita delle persone con Hiv avvicinandole agli standard della popolazione generale.

Inoltre quando la terapia funziona, la carica virale delle persone con Hiv scende a livelli così bassi da renderle non più infettive. E’ il principio della TasP, Treatment as Prevention, trattamento come prevenzione: ossia quando la terapia funziona diviene anche un prezioso strumento per impedire la trasmissione del virus. In Italia la percentuale di persone in cura che hanno raggiunto la condizione di non infettività è ormai superiore all’80%, e si va avvicinando al target del 90% indicato dal’Onu.

Dunque i maggiori rischi di trasmissione provengono proprio dal “sommerso”, cioè da coloro che non sono consapevoli dei rischi corsi, non effettuano il Test e, dunque, non si curano.

Analoghe considerazioni vanno fatte per quanto riguarda l’epatite C. Si calcola che le persone con Hcv che vivono nella regione europea (così come disegnata dall’Oms) siano circa quindici milioni. Molti i casi di coinfezione Hiv/Hcv. L’epatite C, che può rimanere a lungo asintomatica, è la principale causa di cirrosi epatica e di cancro al fegato. Da alcuni anni esistono cure in grado di guarirla completamente, anche se, sempre in Europa, solo una piccola minoranza, il 3,5%, riesce ad ottenere le cure necessarie. Una diagnosi tempestiva resta tuttavia fondamentale così come le battaglie per migliorare l’accesso alle cure.

L’offerta di test da parte di associazioni o community, secondo il modello “community based” viene considerata altamente efficace perché più adatta a rispondere alle esigenze di target che difficilmente si avvicinerebbero alle strutture tradizionali.

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