LA CANNABIS COME BRAND: INTERESSI COMMERCIALI E MARKETING

cannabis coloradoRiccardo Gatti, medico psichiatra e responsabile del Dipartimento Dipendenze Patologiche della ASL città di Milano, propone sul proprio blog una riflessione critica sugli effetti sociali e sanitari della commercializzazione della cannabis. Rilevando i forti interessi economici e finanziari legati alla cannabis, che presentano varie similitudini con quanto accaduto all’industria del tabacco nel ’900, Gatti suggerisce che a ciò si accompagna un’operazione mediatica che presenta la cannabis come una sostanza sempre più appetibile. Il punto centrale del ragionamento è che la nuova industria della cannabis minimizza o “banalizza” gli effetti negativi della cannabis, sovrastimando quelli positivi, al fine di allargare le fasce di potenziali consumatori. “Più che una pianta con varie sottospecie e diversi modi di coltivazione sta diventando un “brand” al punto che altre cose che nulla hanno a che fare con la pianta, magliette o alcolici che siano, trovano un loro mercato proprio perché la richiamano. Insomma una maglietta, un calendario, un gioiello con l’effige della cannabis … vendono anche se non hanno effetti psicoattivi ma, contemporaneamente diventano un oggetto promozionale della cannabis stessa e il fatto che faccia bene a qualunque cosa, può essere un buon motivo per non smetterne l’uso se sei giovane o iniziarlo se sei anziano. Così ora si incomincia anche a proporre la cannabis light, con un principio attivo di THC così basso da non poter essere considerata droga a termini di legge. Altri principi attivi contenuti, tuttavia, sono presenti e avrebbero azione “rilassante” e, come sempre, dichiarata solo benefica e senza effetti collaterali. Sarà la cannabis la nuova camomilla del futuro? Oppure …  se ne userà di più fino a ritrovare qualche parvenza dell’effetto “originale”, oppure ancora sarà il mezzo per accostare ai consumi persone che mai avrebbero pensato di farlo?“.

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